Mater #12 Due matrimoni e una cena di Natale

​Alle ore 15.10 della Vigilia di Natale, mentre -tra l’altro- sono intenta a cercare su Google come togliere l’odore di cavolo cotto dalla cucina, mi chiama mio fratello per chiedermi se per caso avevo voglia di sposarmi con Antonio, così faceva meno effetto che lui ci comunicasse proprio oggi che, quando stava male il mio babbo, lui avesse fatto voto di sposare la pseudo cognata, e che quindi non sarebbe stata più pseudo ma cognata in carica. Io, siccome soffro di un complesso nemmeno tanto latente di competizione con lui, per altro certificato anche dalla Scienza Psichiatrica Ufficiale, ho detto che ok, potevo dire che mi sposavo anche io, ma che in cambio doveva appoggiarmi quando avrei dichiarato di sposarmi solo in Comune e, per dirla  tutta, a Las Vegas. Poi, in una seconda telefonata in cui mi sono sincerata che non diventassi anche zia (e in tal caso avrei dovuto subito correre ai ripari), abbiamo concordato di non dire che mi sposavo in Comune ma solo a Las Vegas con uno vestito da prete che avrebbe fatto credere a mia madre che mi ero sposata anche in chiesa. In una terza telefonata nel corso del pomeriggio gli ho detto che avevo deciso di fingere sorpresa alla notizia perché se la mamma si fosse ammoscata che sapevo qualcosa, non mi avrebbe perdonato. Mentre ero alla Messa prefestiva in Duomo mio fratello mi ha messaggiato raccomandandosi comunque di non essere troppo sorpresa altrimenti avrei dato il via alle perplessità dei miei. Siamo stati in paranoia tutta la sera, ogni tanto mio fratello mi diceva “inizia te”, io dicevo “aspettiamo”, poi “ma te sei convinto?”, “io non voglio, devo, ho fatto un voto, te sei convinta?” e via discorrendo. Io per l’ansia mi sono bevuta pure l’Amuchina gel mani presa per il Vietnam. Quando ero abbastanza su di giri per osare, il mio babbo ha detto che aveva sonno. Ho colto la palla al balzo e dentro di me ho stipulato di prenderlo come un segno. Alla fine non glielo abbiamo detto né io né lui. Però non ho capito se alla fine nel 2017 ci sposiamo o no. Buon Natale 🎄🎄🎄

Mater #11 Fashion victim

Wien, Zentral Friedhof (by MaGuar)

Mia mamma pesa al momento 44 kg, circa 20 meno di me. Tuttavia, complice forse il suo pessimismo o una ispirata lungimiranza, quando in passato si è cucita abiti su misura ha sempre fatto in modo che i vestiti fossero “estensibili”, perché ha lasciato sempre un margine di stoffa su orli e cuciture, abbastanza ampio da poter ingrandire il vestito di uno o due centimetri.

Così due anni fa ha iniziato a selezionare dal suo armadio tutta una serie di gonne e abiti per me.

Ho passato innumerevoli mattine a provarmi i suoi vestiti, con lei che mi girava intorno con spilli e filze ricordando i pregi delle stoffe che un tempo erano fatte meglio di ora.

“Impara a comprare, bellina: questo l’ho preso da i’Biti, a quel tempo non ce l’aveva nessuno. E ora tu te lo metti te. Mica come tutti quegli erbucci che tu hai cassetti pieni!”

“Di certo, questa gonna la ti starebbe bene. Se non lieviti dell’altro, la ti dura finché tu campi”

“Come son contenta di averti bell’e sistemato d’ogni cosa! E sai, con icché costano i sarti, tirchia come tu sei tu c’eri bell’e andata a farteli ristemare, sì!” 

Mater #10 I figli degli uomini

Zentral Friedhof, Wien (by MaGuar)

Mamma: Per favore, senti icché vole il tu’ babbo. È lì che fa il tragico che stanotte non ha dormito. Dice che ha le ciglia che gli bucano.
Io: Babbo, ti sono spuntate le ciglia al contrario?

Babbo: Sì, ogni due o tre mesi mi spuntano, prima quando potevo andavo dall’oculista e me le toglieva con la pinzetta.

Mamma: Oh sì! O che gli dai retta… E gl’è cinquant’anni che gli crescon quelle ciglia al contrario! Tu vedessi che tragedia: Ah, stanotte non ho chiuso occhio! Portalo da qualche parte, al Pronto soccorso! Fa il tragico! Credi, mi ci vuole una pazienza…

Io: Ok mamma, lo porto. Tanto lo sai, gli uomini non hanno resistenza al dolore.

Mamma: Icché? Gli uomini? Se gli uomini facevano figlioli, ci s’era bell’estinti… Le donne di prima ne facevano otto, dieci… Ma che si scherza davvero? Se li facevan loro, dopo il primo gli avean bell’e chiuso bottega!

Mater #9 Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia (presa da Wikipedia)

Babbo: “Buttali via tutti codesti contenitori”

Mamma: “Perché li devo buttare via? Che noia ti danno?”

Babbo: “E’ son troppi”

Mamma: “Non sono troppi. Quando ti porto il vassoio della cena, in uno ci metto un po’ di puré, in uno un po’ di lenticchie e in uno un po’ di veleno”.

Mater #8 Come è finita con i fegatini

Crostini (by Feri.it)

Il sabato subito prima del famoso pranzo domenicale con i miei amici, entro a casa dei miei intorno alle 10 di mattina.
Io: Ciao mamma! 

Mamma: Ah ecco, ho provato a chiamare Antonio ma era spento.

Io: Che volevi da Antonio?

Mamma: Gli volevo dire che se vuole passare a prenderli, i fegatini son bell’e pronti.

Domenica Tony è andato a prendere i crostini, e mia mamma gli ha comunicato di aver cambiato il tipo di Porto perché quello che avevo comprato io non andava bene.

Zambra

La Stazione di Zambra (fonte: Yelp)

Io non penso che mi riprodurrò, ma se mi riprodurrò a mia figlia darò il nome Zambra.

Percorrendo la linea ferroviaria Prato – Firenze, può capitare di prendere il treno che ferma a tutte le stazioni.

Una di queste stazioni si chiama Zambra. Una volta che ritornavo in treno c’erano due ragazzini. Quando ci fermammo a Zambra uno dei due, che sembrava preso di peso da un film di fantascienza anni ’80, disse: “Zambra? O che siamo, in Africa?”.

Da questa battuta si è scatenata la.mia fantasia, e si scatena ogni volta che percorrono la linea. Tanto più che se mi tocca prendere il treno lento, sono quasi contenta. Negli anni ho fantasticato della Repubblica africana dello Zambra, ho immaginato di intravvedere le giraffe al di là dei binari, ho sognato viali polverosi di sabbia e contornati di palmizi che portavano diritti al deserto.

E non dispero, un giorno, di trovare un’altra Zambra, in un continente lontano, dove i miei sogni di viaggiatrice diventeranno realtà.

Su Zambra, c’è anche una voce su Wikipedia: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stazione_di_Zambra

Il capestro #1 Il lei

Scacco di Lewis che si sente come me (by MaGuar)

Io toglierei la patria potestà a quei genitori che vanno al ricevimento dei professori e dicono: “Io le do del tu! Sei così giovane!”.

E non rinnoverei il contratto o non assumerei gente che non riesce a declinare un verbo alla terza persona singolare.

Abbiamo mangiato la pappa insieme?

E allora stai nel tuo, come si dice da queste parti.

Per chi di fronte al congiuntivo esortativo di cortesia esita o mostra segni di cedimento, chiedo lo stralcio della licenza media.

Sì, dico a te, proprio a te, professoressa che ho appena difeso poche righe sopra. Me lo ricordo, sai, nei momenti di più cupo nichilismo sulle sorti di questo paese.

Eravamo al Provveditorato agli STUDI: la vita a volte sa essere una pungente sceneggiatrice.

Io stavo varcando il cancello per uscire e tu mi gridasti, da lontano:

Non chiudi! Non chiudi!

Mater #7 I fegatini toscani, o il teorema di Fermat

I crostini del pranzo di due anni fa (by MaGuar)

Oggi sono andata da mia mamma per chiederle se poteva prepararmi il patè di fegatini per un pranzo di Natale che ho domenica, con alcuni amici.

Questa è la trascrizione fedele del dialogo.

– Mamma, mi potresti fare i fegatini per un pranzo che ho domenica?

– Eh, tu vieni qui e t’insegno.

– Ma come mamma, anche l’anno scorso me li hai fatti te.

-Sie va’! Con queste mani? Tu li passi te, anche a Natale!

-Ma fallo fare al babbo a Natale, così almeno fa qualcosa, coinvolgilo. Deve muovere le mani.

-Gli uomini in cucina? Ma che scherzi davvero? “Quello come lo fai, lì aggiungici questo, io lo farei così…” no no in cucina il tu’ babbo non ci viene.

-Ok ma a parte Natale se venerdì ti porto i fegatini me li fai?

– Te li farò, ma per quanti?

-Boh, direi per nove-dieci persone.

-Eh, allora io te li fo e domenica poi tu vieni e si risentono se son giusti di sale e te li riscaldo.

.-Mamma me li devi fare per sabato sera, io domenica mattina sono all’open day, dalle 8 alle 13.

-Ma io mi sveglio alle sei!

-Ma io no mamma!

– Tu vieni prima di andare a scuola.

-Ma mi tocca fare le corse.

– Bah, hai inteso Mario? Io a farle i fegatini, e lei in tutta domenica non può venire a prenderli.

– Mamma ma finisco all’una, o che vuoi che mi metta  a fare in su e giù da casa tua a casa della mia amica? Vo diretta, no?

-O a che ora tu vai?

-A pranzo, mamma, te l’ho detto.

-Ch’i accei se tu me l’hai detto. Allora è tutto un altro discorso.

-Eh, appunto, sicché me li devi fare sabato.

-Eh ma  non capisci. Io li faccio il giorno prima, poi  il giorno dopo li riprendo in mano, li assaggio, riaggiungo il burro, li rimetto piano piano sul fuoco.

-Ma tutto questo domenica non c’entra.

-Se tu vieni alle sette c’entra!

-Mamma è troppo presto! Ti mando Antonio in mattinata così li puoi rimaneggiare quanto vuoi.

-Eh, ma gl’è un discorso: codesti fegatini, indove tu li riscaldi?

-Boh, dalla mia amica direi.

-Ehhhh perché vanno spalmati calduccini… Se tu mandi Antonio troppo presto poi sono freddi.

-E li riscalderò, o sennò ti mando Antonio a mezzogiorno.

-Se tu lo mandi a mezzogiorno allora unn’importa che tu li riscaldi dalla tua amica, te li fo io caldi caldi.

-Ok, se poi si raffreddano li riscalderà Antonio dalla Chiara.

-Chill’è codesta Chiara? Quella di Firenze?

-No mamma è la mia amica… Quella con i capelli fuxia.

-Ah, ho bell’inteso.

-Che hai inteso mamma?

-L’è parecchio strana.

-Sì ma che c’entra adesso?

-Che ce la sempre quei du’ ciuffi fuxia?

-No mamma ora ha tutti i capelli rossi.

-Rosso mogano?

-Tipo.

-Meglio mi sento.

-Che palle ma’! Ma insomma, questi crostini allora me li fai?

-Eh aspetta! Ma come tu hai intenzione di servirli?

-Boh, li preparerò laggiù.

– Li metti sul pane?

-Dove dovrei metterli secondo te?

-E chi te li prepara se sei a scuola?

-Antonio? La Chiara?

-Se no tu mettevi una ciotolina, come fate voi giovani quando andate a fare l’aperitif, e vu’ vi servite ognun per conto suo. Vero Mario?

– Vero, almeno chi non gli piace, non lo mangia. [Babbo voce fuori campo]

-Ma mamma quante storie, i fegatini tuoi piacciono in tutti i modi!

-Certo, ma io devo sapere come tu li porti in là.

-Faccio lavare le mani a Antonio, lui te le mette a conchino e gliele riempi di fegatini, ok?

-Non capisci, via. Devo sapere se li vuoi riscaldare o no, perché se non li riscaldi e te li riscaldo io mi ci vuole un contenitore, di plastica, di vetro, non so, per metterceli dentro.

-E se poi ridiventano freddi e li voglio riscaldare?

-Allora ci vuole un pentolino, e tu porti il pentolino.

-Va bene, ti porto una mia pentola antiaderente.

-Una pentola???? Tu hai intenzione di fare dimolti fegatini!

-Mamma, ti porto quello che ho. Non vorrai mica che vada a comprare un tegamino apposta?

-No, allora porta codesta pentola. Ma poi tu lo travaserai quando tu sei lì, spero. Non metterai mica in tavola la pentola.

-Penso che lo metterò sui crostini.

-E chi li spalma?

-E dagli! E lo farà Antonio!

– Ah, allora hai visto che c’era il modo di intendersi?

-Certo, come no! E’ mezz’ora che si ragiona. Piuttosto, quante confezioni di fegatini devo comprare?

-Boh, comprane due, al massimo t’avanza.

-Ah se avanza meglio, così lo porto a casa.

-Icché? Tu lo riporti a casa? Mario! Che hai sentito la tu’ figliola? Non gli s’è insegnato nulla! A casa tu lo riporti? Gli avanzi si lasciano a chi ti invita! Usalo il cervello.

-E’ vero, usalo il cervello, dai retta alla tu’ mamma. [Babbo voce fuori campo]

-Mamma, ma siamo tra giovani, ci si divide sempre quello che resta. Se devo prendere una cosa di un altro tanto vale che mi riprenda i fegatini.

-Mah, io non so che regola sia codesta. Io, più intelligente di te, quando facevo i fegatini per la festa della parrocchia, ne facevo sempre di più, così li davo un po’ alla sorella dell’Elda, che li congelava e poi li mangiava a Natale. E mi regalò anche un bell’asciugamano di lino ricamato da lei, o piglia. Impara, figliola!

-Impara dalla tu’ mamma, ti insegna bene. [Babbo voce fuori campo]

-Mamma, ma non c’entra nulla la tua storia con la mia, sono due cose diverse.

-Eh, la un c’entra, la un c’entra: la c’entra invece.

-Non mi pare.

-Invece sì, io non mi farei portare per bocca che mi sono ripresa i fegatini. Se no tu li prepari a casa, e tu li porti bell’è pronti.

.-Mamma, potresti limitarti alla logistica della preparazione dei fegatini, e fregartene del resto?

-Sì sì, a me tu me li porti e io te li fo per domenica a mezzogiorno, e poi viene il bell’Antonio. A dire “bell’Antonio” meglio di no, tu l’offendi: che l’hai letto il libro?

-Sì, mamma, me lo chiedi tutte le volte. E ho visto anche il film. Allora venerdì ti porto i fegatini, due confezioni, e una pentola. La pasta d’acciughe ce l’hai?

-Ti pare che non ce l’ho?

-Ah perché nel caso sai, quella te la portavo e poi me la riprendevo. I capperi? Te li compro? Quelli sotto sale?

-Sotto sale???? Icché? Tu te li fai da sola! L’Annamaria i capperi sotto sale non li usa!

-Ok ok ok niente capperi sotto sale. Allora a venerdì mamma. Grazie.

-Ciao amore, a venerdì.

-Ciao babbo, ciao mamma.

-Eh! Ma che pane tu usi?