Anche io mi merito un Ex Libris

Ex libris (by MaGuar)

La mia amica Alessia ha lavorato per anni in Mondadori. A casa ha circa 3000 libri, molti dei quali comprati a sconto quando era dipendente.
[Ha tantissimi Meridiani. Invidia].

L’estate scorsa li ha ordinati per tutte le librerie del salotto in ordine alfabetico (stima). Non so se sia l’ordine migliore. Io ho provato a fare qualcosa di simile al Dewey ma insomma, non è che funzioni.

In ogni caso alla mia amica Alessia invidio, in ordine crescente:

  1. La libreria immensa su tutte le pareti
  2. I Meridiani di cui sopra
  3. Il suo ex libris.

Il suo ex libris: una cascata di rose e una citazione di una poesia di Saba. Non sapevo di volerne uno anche io. Non sapevo di averne bisogno anche io.

Perciò ciclicamente in passato mi sono messa a smanettare su Internet per capire come fare questo Ex libris. Ho scelto invece quasi subito il motto: un verso di Montale, “tendono alla chiarità le cose oscure”, che per motivi a me inspiegabili e senza reale connessione con la poesia da cui è tratto, mi trasmette un’immotivata felicità. Addirittura mi spingerò oltre: mi fa sentire ottimista, e per me è uno stato così inusuale che non me lo spiego, ma per una volta mi ci adeguo volentieri.

Come simbolo avevo pensato a una lanterna, o a un colle nero con un sole che sorge.

Tutte cose belle se solo avessi saputo a chi rivolgermi. Ci sono siti che fanno ex libris a partire da dei disegni che si possono ritoccare e personalizzare attraverso un programma, ma si parte da 69 euro e mi pare un po’ eccessivo visto che si tratta di incidere un timbro.

Sicché la mia tirchieria e una buona dose di pigrizia mi hanno tenuta in sospeso per più di un anno e mezzo.

Finché.

Finché non siamo arrivati ad Hanoi, e abbiamo trovato LUI: il timbraio. Un simpatico Vietnamita che avrà avuto un’età indefinibile tra i 25 e i 45 anni. Che con calma, seduto sull’uscio del suo microscopico negozio, intaglia su un cubo di legno morbido dei segni.

E così ci sono riuscita. Abbiamo dovuto affrontare la spiegazione, con il suo inglese minimo, di quello che volevamo: scegliere la forma, scrivere le parole, sperando che le capisse e non le sbagliasse (e infatti un accento è saltato), fargli capire il disegno. Alla fine ho scelto la lanterna orientale, perché così mi ricorderò per sempre di dove l’ho fatto fare. Il mio amico Francesco se n’è fatti fare sei, e siamo stati un’ora buona seduti intorno al nostro timbraio strappandoci di mano il quaderno e i modelli.

Certo, mi searebbe piaciuto un ex libris con un  po’ più di elaborazione, magari centrare le scritte, ma insimma: quando l’ho visto ho capito che era lui. Semplice, quasi infantile, con una lanterna che non si capisce alla prima che cos’è, con il carattere in Arial. Mi rispecchia e ha una storia, molto più interessante che se mi fosse arrivato per posta.

 

 

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