Il concetto di “rota”

Metadone (by MaGuar)

Ero bambina negli anni ’80. Anni in cui la droga per eccellenza era l’eroina, gli anni di Christiane F. e dello zoo di Berlino, gli anni degli sconosciuti che ti avrebbero dato le caramelle con la droga ai giardini perciò dovevi imparare a rifiutare.

[Solo in anni recenti, chiacchierando amabilmente di queste leggende dell’infanzia, sono giunta a una parziale comprensione del perché degli sconosciuti avrebbero dovuto donarci perini in forma di caramelle: “per crearci la dipendenza e così fidelizzarci come futuri drogati” ha detto qualcuno di cui non ricordo il viso, tanto l’illuminazione, nella sua palese sensatezza, è stata accecante]

Insomma, la droga è qualcosa che so che è sempre esistita, perciò sono sempre stata edotta sul lessico (base) della della disciplina: overdose, pera, spada, tossico, rota.

Negli anni il concetto di rota ha assunto un peso notevole nel mio modo di parlare grazie alla mia amica Giulia.

La mia amica Giulia da anni studia i tossici della mia città braccandoli in biblioteca, su Facebook e Instagram. La sua formazione di biochimica le permette di conoscere scientificamente un’ampia gamma di droghe con i loro effetti. Questo la rende talebana, per esempio nel bellissimo Requiem for a Dream non ha tanto digerito la sequenza tipo videoclip di quando si sparano l’ero e la pupilla si dilata: non ha accettato un errore così clamoroso, perché tutti sanno che con l’eroina la pupilla fa il contrario di quello che si vedeva nel film, si restringe.

Il concetto di rota si declina dunque come “sono un po’ a rota”, ” ho un po’ di rota “, “che rota”. In questo senso indica uno stato di ansia mista a angoscia e malessere indefinito, che avrebbe bisogno di essere appagato da non si sa bene cosa. Esempio:

“Oggi sono un po’ a rota, devo andare a mangiare lo stracotto dai miei”

Oppure, su whatsapp:

“Qual è il vostro livello di rota today?”

Ma si può usare anche, per esempio, per indicare una fissazione che nasconde un malessere. Ad esempio:

” Oggi in palestra ho fatto duecento addominali”

“Che rota!”

Questo post nasce da un’esigenza reale. Sono molte le persone che non conoscono questo concetto, specie tra quelli nati nei tardi anni ’80 quando la cocaina è diventata più di moda.

Sicché un giorno ero in macchina con un’amica straniera, due amici trentenni e una ventenne. Ecco il dialogo.

Amico trentenne: “Sicché sto costruendo un tavolo”

Io: “da solo?”

Amico trentenne: “sì ho attrezzato il garage, ci ho messo tutto, anche la sega circolare”

Io: “che rota!”

Amico trentenne, vagamente sfavato: “ma perché dici sempre ‘rota, rota’? Che vuol dire?”

Io: …. [Silenzio perplesso]

Amica ventenne: “è la rota, dai” [non lo sa].

Amica straniera: “vuol dire che è una cosa bella, ganza, no?”

Al che segue la mia spiegazione.

Amica trentenne che interviene a chiusura: “Non l’avevo mai sentito dire”

Amica mia, questo post è dedicato soprattutto (ma non solo) a te.

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